• Maria Rosaria Tranchina

Esistono cibi proibiti quando sei a dieta?

I cibi proibiti possono essere una dolorosa fonte di disagi interiori. Durante un “regime dietetico”, ma io preferisco definirlo “percorso nutrizionale personalizzato”, i cibi proibiti/desiderati possono causare ansia, paura e confusione perché inducono ad abbuffate e sensi di colpa.


Cosa succede quando qualcuno ci impone un piano dietetico che esclude alcuni alimenti “proibiti” (es. nutella, patatine fritte...)?

Cosa scatta nella nostra mente quando ci imponiamo di non assumere un cibo che definiamo proibito? Lo Vogliamo! E giustifichiamo l’eccessivo introito ripromettendoci di evitarlo la volta successiva.

Lo stress nei confronti del cibo proibito scatena pensieri e comportamenti non funzionali.


Esiste una soluzione per porre fine a questo circolo vizioso, che vanifica i risultati ottenuti attraverso la dieta, o un percorso di educazione alimentare? , e consiste nel ricreare la relazione con il cibo proibito, definendo il limite tra “il permesso ad assumerlo” e il “non esagerare” nel preciso istante in cui abbiamo deciso di concedercelo.


A questo punto, esistono due modi di processare nella nostra mente, e attraverso il nostro comportamento, l’assunzione del cibo proibito:

1- Posso mangiare l’alimento proibito e non provare piacere dall’esperienza, perché il percorso alimentare mi ha educato alla bontà associata alla qualità alimentare;

2- Posso mangiare l’alimento proibito consapevolmente e provare piacere dalla sua assunzione, avendone limitato la quantità e avendolo gustato.


Nel 1° caso spontaneamente potremo decidere di allontanarlo perché non arreca nessun piacere, nel secondo caso dovremo adottare delle strategie che vedremo nel corso della lettura.


In prima istanza chiariamo la dicotomia tra alimento buono e alimento cattivo.


Esiste davvero questa distinzione? Nella scienza dell’alimentazione certamente, ma anche nella nostra testa la risposta è analoga. Sappiamo che i cibi processati, zuccherati, grassi e calorici “non sono buoni” per la collettività, e “non fanno bene” per la Scienza dell’ Alimentazione. La Scienza dell’ Alimentazione non ci ammonisce se occasionalmente li introduciamo, mentre nella nostra testa si scatenano pensieri negativi e sensi di colpa.


Quali sono i cibi proibiti? Per aver la risposta chiedi a te stesso

-Quali sono i cibi che innescano il senso di colpa?
-Quali sono i cibi che ti fanno perdere il controllo assumendone una quantità spropositata?
-Quali sono i cibi che desideri?
-Quali sono i cibi che hai enfatizzato rendendoli costantemente desiderabili?

Dunque quali non sono i cibi proibiti ma che tendiamo ad evitare:

-quelli che spontaneamente non vogliamo assumere perché processati (es. merendina imbustata) optando per alimenti di qualità (es. una torta fatta in casa) che non escludono il concetto di cibi calorici;
-quelli che determinano reazioni allergiche o intolleranze.

Quali strategie adottare:

1-  Mangia qualsiasi alimento dopo aver stabilito che puoi e vuoi permettertelo
2- Mangia la giusta quantità, o quella che definisci abbastanza per avvertire una sensazione di sazietà
3- Conosci e rispetta le tue abitudini connesse all’assunzione degli alimenti per non perdere il controllo. 

E’ corretto reintrodurre il cibo proibito con un atteggiamento di relax, di piacere ed equilibrio.

Assumere e concedersi un cibo proibito con curiosità placa il desiderio.

Ritrovarci di fronte al cibo proibito e rifiutarlo può innescare un abitudine positiva a non assumerlo. In effetti rifiutandolo, potremo accorgerci di averlo idealizzato e spesso associato a momenti di infanzia, che nella nostra testa ne avevano esaltato erroneamente il piacere.

Il concetto è quello della libertà, da non fraintendere con la libertà di gola, ma la libertà di scoprire se quello che pensiamo di quell’ alimento è davvero quello che lo definisce l’alimento desiderato/proibito. Con un atteggiamento maturo e consapevole comprendiamo dopo settimane di corrette abitudini alimentari, che il cibo proibito ci arreca malessere e sabota il nostro stato di salute.


Concedersi il cibo proibito non è un reato, ma è corretto stabilire anticipatamente quanto vogliamo assumerne per non sentirci in colpa.

La formula “All you can eat” spesso non aiuta a contenere il nostro desiderio.

Se realmente vogliamo gustare un alimento è opportuno non andare oltre il nostro bisogno, perché rischiamo di perdere il piacere che può derivare da quella concessione.

Se iniziamo ad esplorare la giusta quantità del cibo proibito, evitando di finire il piatto dei nostri figli, ponendo attenzione a quello che stiamo mangiando, masticando e assaporando lentamente, non scoraggiandoci se abbiamo ceduto spesso durante il nostro programma nutrizionale, potremo ridurre il senso di ansia verso l’alimento proibito.


Suggerisco di istituire delle regole di buone abitudini alimentari:

E’ più semplice non cedere al cibo proibito se evitiamo di assumerlo:

  • quando siamo distratti;

  • quando stiamo guardando la tv o lavorando al pc;

  • quando stiamo vivendo una forte emozione (come lo stress che scatena la fame emotiva);

  • quando siamo annoiati;

o

  • se non saltiamo la colazione;

  • se non smangiucchiamo tutto il giorno, ma rispettiamo i 5 pasti;

  • se ci imponiamo di mangiare lentamente;

  • se evitiamo di tenere in dispensa gli alimenti che inducono in tentazione ma volutamente ci concediamo in determinati contesti in cui possiamo controllarli.


Da Specialista in Scienza dell’Alimentazione, educo il paziente al concetto di percorso nutrizionale, sottolineando che non esiste un alimento vietato o proibito. Gli alimenti proposti concorrono al benessere fisico o a correggere uno stato di salute in atto compromesso. L’alimento “proibito” va integrato nel piano nutrizionale, e in specifici momenti, che concedono di assaporalo attraverso una gentile concessione al nostro corpo e alla nostra mente, per procedere nel percorso dietetico senza vanificare gli effetti mediati da ogni alimento e dalle sue proprietà nutrizionali.





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