• Maria Rosaria Tranchina

Quando iniziare una sana alimentazione in età pediatrica?


I genitori, le mamme prestano sempre più attenzione alla salute futura dell’infante. Ma molte mamme si chiedono quando è opportuno iniziare un percorso di sana alimentazione.


In effetti, già in molte scuole dell’infanzia sotto forma di gioco si iniziano a studiare gli organi di senso: vista, olfatto, udito tatto e gusto.

La mia piccola già a 2 anni e mezzo ha portato a casa un attività interessante sugli organi di senso. E studiando il gusto la maestra si è soffermata sui sapori: salato, amaro e dolce …il dolce è stato etichettato con la parola zucchero ed è stato rappresentato attraverso una caramella. Dunque lei sa che lo zucchero fa male in generale alla salute e ai dentini.


Questa è una bella manifestazione di interesse da parte della scuola a volere educare già fin da piccoli ai principi della sana alimentazione.


Ma vorrei fare un passo indietro. In effetti l’attenzione verso la nutrizione pediatrica andrebbe manifestata nei seguenti momenti:


1) Preconcepimento: i futuri genitori che desiderano o programmano una gravidanza dovrebbero correggere eventuali eccessi di peso e le scorrette abitudini alimentari, puntando a un corretto stile di vita alimentare e di attività fisica, escludendo nei 3 mesi pre concepimento l’uso/abuso di alcolici.


2) Gravidanza: in utero il feto si nutre di ciò che la mamma consuma ai pasti, e in effetti assaggia e gusta e inizia a conoscere gli alimenti. Dunque più è varia l’alimentazione e sana della mamma più sarà semplice lo svezzamento secondo le

regole della dieta mediterranea.


3) Allattamento: se la mamma ha scelto di allattare secondo i suggerimenti dell’OMS, del pediatra , del nutrizionista , attraverso il latte materno veicolerà i sapori degli alimenti.

Dunque non è saggio limitare la scelta degli alimenti alla neomamma solo perché alcuni alimenti alterano lievemente il sapore del latte…. io al contrario sostengo che “caratterizzano il latte senza far subire all’infante la monotonia del latte!”


4) Svezzamento: questo momento può coinvolgere solo i genitori, o anche i nonni e le baby sitter e spesso anche le scuole, il nido.

Ecco perché è importante che questa grande squadra collabori per evitare errori e far sì che il genitore assente in alcuni momenti dei pasti sappia regolarsi nei successivi pasti, conoscendo quello che è stato fornito all’infante. Chi coordina ? il nutrizionista esperto in nutrizione pediatrica o il pediatra;


5) Prima Infanzia: questo è un momento delicatissimo, che necessita di equilibri alimentari, di scelte appropriate , di modelli educazionali genitoriali e di scelte alimentari veicolate attraverso la mensa scolastica dalla scuola della prima infanzia. La prima infanzia è il momento in cui il bambino è educato all’auto gestione: impara a usare le posate , identifica il setting, momento e luogo (orario e mensa), consuma il pasto. Dunque salvo casi particolari (patologie come diabete o celiachia o allergie note o obesità ) o scelte alimentari familiari (quali vegetarianesimo, veganesimo…), di cui la scuola è informata, il bambino dovrebbe essere educato a consumare i pasti che prevedono:

-un solo primo (e non più opzioni come se fosse al ristorante) e talvolta il secondo;

-contorno di verdure biologiche (che dovrebbe variare giornalmente secondo la stagionalità);

-frutta di stagione biologica;

Il nutrizionista è una figura chiave per il genitore. Spiega al genitore come gestire i pasti, cosa consumare a casa per compensare quanto previsto nel menù della mensa scolastica, evitando errori ed eccessi proteici o glucidici;

6) Infanzia: momento delicato perché può essere caratterizzato da 1 o più neofobie verso uno o più alimenti o esclusioni di gruppi alimentari. Spesso il nutrizionista viene consultato in questa fase, la quale necessita un percorso più lungo, poiché si dovrà lavorare parallelamente sulle figure genitoriali, attraverso l'educazione alimentare familiare, e sul bambino, non sempre compliante. Questo intervento potrebbe richiedere più incontri.


7) Adolescenza: il bambino ha assunto piena autonomia. Spesso sceglie gli alimenti da se, o apre il frigo e la dispensa prendendo quel che trova. Ciò potrebbe causare selettività alimentare o iperalimentazione, cause di malnutrizione per difetto o per eccesso, che compromettono la fase della crescita e la salute futura. Subentrano i modelli da imitare. Si creano conflitti con il proprio io e/o con compagni e la scuola perde il suo ruolo perché riesce ad imporre sempre meno le regole alimentari a mensa, in particolare verso il rifiuto del pasto. Ne consegue un pasto saltato o richieste dei genitori ad attuare modifiche alimentari non sempre adeguate. L’intervento del nutrizionista qui ha uno scopo diverso dalla prevenzione primaria. Se le scelte alimentari errate si sono radicalizzate compromettendo lo stato di salute, es. difetti della crescita staturale, alterazioni del peso e degli esami ematochimici, inizierà un percorso mirato sullo stato di salute dell’adolescente. Potrebbe essere utile uno schema alimentare più strutturato ma flessibile e dovrà tenere conto della componente comportamentale.



Dunque mamma è corretto rivolgersi al nutrizionista esperto in nutrizione pediatrica nelle varie fasi di crescita da quella embrionale all’adolescenza!


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